Articolo - Il lato oscuro della psoriasi
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Articolo - Il lato oscuro della psoriasi
I danni visibili sono solo la punta dell'iceberg Crescono i rischi di ipertensione, dislipidemie, diabete. E guai a essere obesi. Un convegno ad Atene su comorbidità e cure.
di Silvia Baglioni
La psoriasi non è solo una questione di pelle. Le infiammazioni cutanee non sono che la punta di in iceberg, associate a sindromi potenzialmente molto gravi, come le patologie cardiovascolari, l'artrite e il morbo di Crohn. Inoltre, provoca un incremento del rischio di sviluppare ipertensione, dislipidemia, obesità e diabete. Proprio le comorbidità nella psoriasi (stretto legame tra uno o più patologie) sono state recentemente oggetto di numerosi studi, esaminati e discussi in questi giorni ad Atene, durante un convegno organizzato dalla Serono Symposia International Foundation.
"Che la psoriasi, patologia infiammatoria cronica, fosse strettamente correlata ad una serie di patologie gravi era noto già da diversi anni", spiega Giampiero Girolomoni, docente di Dermatologia all'Università di Verona, "ma solo recentemente si è dimostrato come questa sindrome comprometta in modo significativo le aspettative di vita. I pazienti con forme gravi hanno, infatti, un rischio tre volte maggiore di essere colpiti da infarto del miocardio rispetto alla popolazione generale. La situazione è più grave se la psoriasi severa compare prima dei 25 anni di età. Alla luce di queste considerazioni, è cruciale intervenire, trattando precocemente la patologia, ma assumendo anche comportamenti, ed eventuali terapie che possano correggere i fattori di rischio. Un esempio per tutti: combattere l'obesità è essenziale per curare la psoriasi".
Gli esperti consigliano, quindi, non solo di seguire terapie topiche, che senz'altro aiutano la pelle a rigenerarsi e a difendersi, ma anche terapie sistemiche ad azione anti-infiammatoria. "Le terapie standard, a base di metotrexato, ciclosporina, o retinoidi orali", prosegue il dermatologo, "sono più o meno tossiche; per questo vengono somministrate per cicli brevi e intermittenti. Mentre la nuova generazione di farmaci - anticorpi monoclonali o proteine ricombinanti - ha una notevole efficacia terapeutica e minori effetti collaterali. Per questo i cosiddetti "biologici" sono in grado di garantire, nella maggior parte dei casi trattati, maggiore sicurezza e un controllo a lungo termine della psoriasi".
In futuro, importanti novità terapeutiche potranno originare dalle conoscenze sempre più approfondite dei meccanismi che provocano la malattia. "È opinione comune", conclude Girolomoni, "ritenere oscuri i processi patologici che causano la psoriasi, ma in realtà molti passaggi sono ormai chiari. Anche presso il mio dipartimento facciamo ricerca di base, e recentemente, in collaborazione con Silvano Sozzoni, docente di Patologia generale a Brescia, e Cristina Albanesi, dell'Idi di Roma, abbiamo individuato una proteina, chiamata chemerina, responsabile dell'attivazione delle cellule del sistema immunitario che, a cascata, portano alla conclamazione della patologia. La stessa chemerina, presto potrebbe rivelarsi un ottimo target farmacologico".
Fonte: http://www.repubblica.it/supplementi/salute/2008/03/27/medicinaprevenzione/012lat57312.html
di Silvia Baglioni
La psoriasi non è solo una questione di pelle. Le infiammazioni cutanee non sono che la punta di in iceberg, associate a sindromi potenzialmente molto gravi, come le patologie cardiovascolari, l'artrite e il morbo di Crohn. Inoltre, provoca un incremento del rischio di sviluppare ipertensione, dislipidemia, obesità e diabete. Proprio le comorbidità nella psoriasi (stretto legame tra uno o più patologie) sono state recentemente oggetto di numerosi studi, esaminati e discussi in questi giorni ad Atene, durante un convegno organizzato dalla Serono Symposia International Foundation.
"Che la psoriasi, patologia infiammatoria cronica, fosse strettamente correlata ad una serie di patologie gravi era noto già da diversi anni", spiega Giampiero Girolomoni, docente di Dermatologia all'Università di Verona, "ma solo recentemente si è dimostrato come questa sindrome comprometta in modo significativo le aspettative di vita. I pazienti con forme gravi hanno, infatti, un rischio tre volte maggiore di essere colpiti da infarto del miocardio rispetto alla popolazione generale. La situazione è più grave se la psoriasi severa compare prima dei 25 anni di età. Alla luce di queste considerazioni, è cruciale intervenire, trattando precocemente la patologia, ma assumendo anche comportamenti, ed eventuali terapie che possano correggere i fattori di rischio. Un esempio per tutti: combattere l'obesità è essenziale per curare la psoriasi".
Gli esperti consigliano, quindi, non solo di seguire terapie topiche, che senz'altro aiutano la pelle a rigenerarsi e a difendersi, ma anche terapie sistemiche ad azione anti-infiammatoria. "Le terapie standard, a base di metotrexato, ciclosporina, o retinoidi orali", prosegue il dermatologo, "sono più o meno tossiche; per questo vengono somministrate per cicli brevi e intermittenti. Mentre la nuova generazione di farmaci - anticorpi monoclonali o proteine ricombinanti - ha una notevole efficacia terapeutica e minori effetti collaterali. Per questo i cosiddetti "biologici" sono in grado di garantire, nella maggior parte dei casi trattati, maggiore sicurezza e un controllo a lungo termine della psoriasi".
In futuro, importanti novità terapeutiche potranno originare dalle conoscenze sempre più approfondite dei meccanismi che provocano la malattia. "È opinione comune", conclude Girolomoni, "ritenere oscuri i processi patologici che causano la psoriasi, ma in realtà molti passaggi sono ormai chiari. Anche presso il mio dipartimento facciamo ricerca di base, e recentemente, in collaborazione con Silvano Sozzoni, docente di Patologia generale a Brescia, e Cristina Albanesi, dell'Idi di Roma, abbiamo individuato una proteina, chiamata chemerina, responsabile dell'attivazione delle cellule del sistema immunitario che, a cascata, portano alla conclamazione della patologia. La stessa chemerina, presto potrebbe rivelarsi un ottimo target farmacologico".
Fonte: http://www.repubblica.it/supplementi/salute/2008/03/27/medicinaprevenzione/012lat57312.html
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